Messaggio #1 della Pagina da Julia » 11/09/2014, 16:26
"E' un giorno da 'porpora'. Non poteva essere che così, con tutta questa permeante, fatiscente povertà."
Strano come una diversa tonalità, un semplice processo di tintura, possa cambiare così tanto l'apparenza di una persona. Eppure i colori hanno il potere d'esprimere qualsiasi genere di messaggio, di sensazione.
"Non ho nulla a che fare con tutto ciò."
Il brillare delle mie vesti mi ergeva a punto luminoso della strada, a collezionatrice di attenzioni. Ed era esattamente quel contrasto che il mio sari voleva esplicitare. Distanza, lontananza, superiore diversità. Mi ero sollevata dalla povertà che mi doveva essere imposta ed ancora non la vedevo con buon occhio.
Solo il suono del mio passo mi distraeva, ed il ritmo del mio respiro. L'odore dell'aria di un luogo nuovo, il sottile profumo di diverse infiorescenze, la diversa concentrazione del salino nell'aria, l'umidità, la luce del sole ed il calore che produceva sulla pelle del mio viso.
Tutto il resto a malapena esisteva, questo processo semplicemente dipendeva da un naturale ed animalesco senso d'adattamento, un sistema necessario a garantire la sopravvivenza, niente di più, niente di meno.
Così, per istinto, mi ritrovai a camminare nel mezzo della via dissestata, allontanandomi da ogni genere di preoccupazione. Ero sicura che la persona con cui ero giunta su quell'isola dimenticata da dio sapesse benissimo cavarsela da sola. Se così non fosse stato, beh, tanto peggio per lui.
"Questo posto doveva essere diverso, un tempo..."
Gli edifici che ora vedevo in rovina dovevano essere stati decorosi, le strade mantenute, la vegetazione controllata. Rimanevano solo le spoglie di un'antica normalità.
Schivai una buca con un movimento laterale, per poi infilarmi in una delle traverse di quella che poteva essere stata la strada principale. Non stavo cercando nulla di particolare, stavo andando a senso, o meglio, a caso.
I muri cominciarono a farsi oppressivi, stringendosi da entrambi i lati, eppure dovevo riuscire a non sfiorare altro che la terra su cui poggiavo i piedi, nemmeno con un lembo di seta. L'intonaco era crepato, caduto, scolorito ed umido, tra le crepe potevo vedere la rivincita della vegetazione.
Al di sopra di me si stagliava uno stretto rettangolo di cielo azzurro, impassibile alle mie peripezie al limite dell'ossessivo compulsivo. Un azzurro che divenne totale, quando il vicolo si rivelò un'accesso ad una vecchia banchina.
Il cielo ed il mare avvolgevano i limiti del mio campo visivo, definendo un'orizzonte completamente nuovo. Doveva essere l'altro capo dell'isola, non lo so. Non sono mai stata impeccabile con l'orientamento. Mi serve tempo.
In ogni caso, per alcuni secondi mi mancò il fiato, nemmeno mi ci fossi tuffata, in quel mare. Ebbi un po' una di quelle rivelazioni, il realizzare che non c'era più verso di tornare indietro, sui propri passi. Come un animale selvatico che s'accorge in ritardo che la gabbia in cui era confinato, quel giorno, era aperta. Tanto abituato ad avere la cella chiusa da non prendersi neppure più la briga di controllare.
Ecco, pensate a come potevo essere spiazzata, dopo quasi quindici anni di conquistata prigionia, ad accorgermi che oramai la mia gabbia era a chilometri, in cenere.
Era terrorizzante la libertà, dopo anni di cattività. Avevo perso il mio ruolo, il mio posto nel mondo, a favore... a favore di niente, guidata solo da un cumulo di sensazioni che viste a posteriori sarebbero state francamente irrisorie.
S'era parlato di pirateria, un campo in cui non ero di certo esperta, in cui la concorrenza era alta e spietata. Non che non mi ritenessi all'altezza, certo, ma quando una persona ha buon senso considera anche gli aspetti negativi di una situazione.
Tempo buttato, era chiaro come il sole che non avrei potuto farci nulla.
Rimasi tuttavia immobile per una discreta manciata di minuti, una statua, a controllare ancora una volta il respiro. Dovevo calmarmi, non potevo perdere il controllo della situazione, il temperamento, l'equilibrio. Dovevo rimanere in me stessa, quando me stessa era l'unica cosa che mi rimaneva.
Solo una volta calma, cominciai a scrutare quel nuovo luogo, in attesa che qualcosa destasse il mio interesse.