Strada verso la banchina

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Strada verso la banchina

Messaggio #0 della Pagina da Silente » 20/08/2014, 11:54

Vecchia strada diroccata, un tempo molto utilizzata per via del viavai commerciale, oggi ne resta solo il ricordo. La pietra che componeva il selciato è ora spaccata e ricca di buchi. Ai lati crescono le erbacce e la natura sembra volerla inghiottire.

Zona di ruolata, minimo 4 righe.

Terreno: Macerie
SCHEDA DEL GDR Immagine

Picche - Uomo Comune - Taglia: 10.000.000 BerryImmagine - Archeologo - Spadaccino -
Posizione attuale: Ohara
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Re: Strada verso la banchina

Messaggio #1 della Pagina da Julia » 11/09/2014, 16:26

"E' un giorno da 'porpora'. Non poteva essere che così, con tutta questa permeante, fatiscente povertà."

Strano come una diversa tonalità, un semplice processo di tintura, possa cambiare così tanto l'apparenza di una persona. Eppure i colori hanno il potere d'esprimere qualsiasi genere di messaggio, di sensazione.

"Non ho nulla a che fare con tutto ciò."

Il brillare delle mie vesti mi ergeva a punto luminoso della strada, a collezionatrice di attenzioni. Ed era esattamente quel contrasto che il mio sari voleva esplicitare. Distanza, lontananza, superiore diversità. Mi ero sollevata dalla povertà che mi doveva essere imposta ed ancora non la vedevo con buon occhio.
Solo il suono del mio passo mi distraeva, ed il ritmo del mio respiro. L'odore dell'aria di un luogo nuovo, il sottile profumo di diverse infiorescenze, la diversa concentrazione del salino nell'aria, l'umidità, la luce del sole ed il calore che produceva sulla pelle del mio viso.
Tutto il resto a malapena esisteva, questo processo semplicemente dipendeva da un naturale ed animalesco senso d'adattamento, un sistema necessario a garantire la sopravvivenza, niente di più, niente di meno.
Così, per istinto, mi ritrovai a camminare nel mezzo della via dissestata, allontanandomi da ogni genere di preoccupazione. Ero sicura che la persona con cui ero giunta su quell'isola dimenticata da dio sapesse benissimo cavarsela da sola. Se così non fosse stato, beh, tanto peggio per lui.

"Questo posto doveva essere diverso, un tempo..."

Gli edifici che ora vedevo in rovina dovevano essere stati decorosi, le strade mantenute, la vegetazione controllata. Rimanevano solo le spoglie di un'antica normalità.
Schivai una buca con un movimento laterale, per poi infilarmi in una delle traverse di quella che poteva essere stata la strada principale. Non stavo cercando nulla di particolare, stavo andando a senso, o meglio, a caso.
I muri cominciarono a farsi oppressivi, stringendosi da entrambi i lati, eppure dovevo riuscire a non sfiorare altro che la terra su cui poggiavo i piedi, nemmeno con un lembo di seta. L'intonaco era crepato, caduto, scolorito ed umido, tra le crepe potevo vedere la rivincita della vegetazione.
Al di sopra di me si stagliava uno stretto rettangolo di cielo azzurro, impassibile alle mie peripezie al limite dell'ossessivo compulsivo. Un azzurro che divenne totale, quando il vicolo si rivelò un'accesso ad una vecchia banchina.
Il cielo ed il mare avvolgevano i limiti del mio campo visivo, definendo un'orizzonte completamente nuovo. Doveva essere l'altro capo dell'isola, non lo so. Non sono mai stata impeccabile con l'orientamento. Mi serve tempo.
In ogni caso, per alcuni secondi mi mancò il fiato, nemmeno mi ci fossi tuffata, in quel mare. Ebbi un po' una di quelle rivelazioni, il realizzare che non c'era più verso di tornare indietro, sui propri passi. Come un animale selvatico che s'accorge in ritardo che la gabbia in cui era confinato, quel giorno, era aperta. Tanto abituato ad avere la cella chiusa da non prendersi neppure più la briga di controllare.
Ecco, pensate a come potevo essere spiazzata, dopo quasi quindici anni di conquistata prigionia, ad accorgermi che oramai la mia gabbia era a chilometri, in cenere.
Era terrorizzante la libertà, dopo anni di cattività. Avevo perso il mio ruolo, il mio posto nel mondo, a favore... a favore di niente, guidata solo da un cumulo di sensazioni che viste a posteriori sarebbero state francamente irrisorie.
S'era parlato di pirateria, un campo in cui non ero di certo esperta, in cui la concorrenza era alta e spietata. Non che non mi ritenessi all'altezza, certo, ma quando una persona ha buon senso considera anche gli aspetti negativi di una situazione.
Tempo buttato, era chiaro come il sole che non avrei potuto farci nulla.
Rimasi tuttavia immobile per una discreta manciata di minuti, una statua, a controllare ancora una volta il respiro. Dovevo calmarmi, non potevo perdere il controllo della situazione, il temperamento, l'equilibrio. Dovevo rimanere in me stessa, quando me stessa era l'unica cosa che mi rimaneva.
Solo una volta calma, cominciai a scrutare quel nuovo luogo, in attesa che qualcosa destasse il mio interesse.
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Re: Strada verso la banchina

Messaggio #2 della Pagina da Shinji » 11/09/2014, 23:12

Sdraiato, all'ombra di un albero, nella pace più assoluta.
Su quel muretto, semi distrutto dal tempo e da chissà quali altre disgrazie, giaceva rilassato... non che fosse stanco o particolarmente stressato per ricercare tanta tranquillità, ma era da tanto tempo che poteva permettersi un bel riposo senza la paura che qualcuno cercasse di rapinarlo, catturarlo o ucciderlo.

Graves Malcolm, ricercato da 16.000.000 Berry per crimini come furto, truffa, omicidio e pirateria.

La frescura e la calma erano accompagnati dalla vista mozzafiato dell'azzurra distesa d'acqua marina che rifletteva il caldo sole di quella giornata in mille e più lucenti scintille a pelo d'acqua.

Aveva girato quell'isola, senza scoprire o trovare nulla di interessante, se non la pace, appunto.
Si era chiesto cosa diavolo fosse successo in un isola del genere, ma poco importava in fondo, anzi... niente gente, niente problemi.

Il sigaro acceso e le mani incrociate dietro la testa, Graves osservava il cielo azzurro e le strane forme assunte dal fumo, da lui stesso sbuffato da un lato della bocca, prima che svanisse rarefatto in quell'aria tanto pura quando fresca.

Poi dei passi.
La mano scattò veloce su Destiny, fedele arma e compagna... occultato, osservò una donna avvicinarsi lentamente...

Sembrava fosse molto attenta ad ogni suo passo, come volesse evitare di calpestare qualcosa o semplicemente era molto attenta a buche e al terreno impervio, ricoperto quasi completamente da piante verdi, tanto forti da farsi strada tra le crepe delle piastrelle di pietra che una volta ricoprivano interamente quel vialetto.
Il ricercato si limitò a restare immobile e silenzioso, continuando a inalare fumo velenoso dal solito sigaro.

Arrivata poco distante da lui, si fermò, pensierosa, osservando il paesaggio.
Rimase vigile, nonostante l'aspetto tendenzialmente innocuo della ragazza... dopotutto si trovava in Rotta Maggiore adesso e le parole di suo padre risuonavano nella sua mente come un martello: ma abbassare la guardia, diceva.
Nascose il fucile modificato dietro il muretto, in modo da non far allarmare la nuova arrivata.

Era vestita in maniera sgargiante, altolocata... in perfetto contrasto con l'ambiente povero e abbandonato a se stesso.

"Che diavolo ci fa una come lei qui? Che sia una nobile del luogo? Mh... Magari questa storia potrebbe fruttare un pò di berry..."

Sorrise, appoggiando la testa sul muretto, mentre con la mano libera afferrava il sigaro per eliminare la cenere in eccesso.

"Toglie il fiato... non è vero?"

Decise di approcciarsi con calma, senza farla impaurire... dopotutto, era una nobildonna...
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Re: Strada verso la banchina

Messaggio #3 della Pagina da Julia » 12/09/2014, 15:09

Avevo ritrovato la calma, finalmente. Il disagio del momento era passato, mi sentii quindi libera di squadrare il paesaggio. Ancora rovine, ancora degrado, poche persone schive, quasi vergognose di abitare un luogo così ripugnante.
Di tutte queste persone, però, una sembrava più tranquilla, rilassata, quasi estranea al luogo in cui si trovava. Soprattutto, quella persona teneva lo sguardo su di me, senza distoglierlo nel momento in cui l'avevo colto.
Mi rivolse, anzi, la parola. Inclinai la testa di lato, come a voler sentire meglio i suoni che mi erano stati lanciati e sorrisi. Non era da me alzare la voce tanto da farmi sentire da un capo all'altro della spiaggia, fui costretta ad avvicinarmi, per rispondere in modo consono.
Ruotai sulle punte dei piedi, dirigendo la mia figura verso il muretto diroccato su cui rimaneva semidisteso un uomo che poteva avere all'incirca la mia età. L'orlo della gonna s'allargò per poi ricrollare leggero sulle mie caviglie; appena risentii il tocco della seta sulla pelle avanzai con passo sicuro e leggero, arrivando a mezzo metro dal muretto, per poi fermarmi. Movimenti automatici quando s'è abituati a volteggiare tra sedie e tavoli.
Sorrisi ancora, cordiale, per poi - finalmente - riaprire la comunicazione.

"Buongiorno a lei."

Tacqui, per un istante, contemplando l'orizzonte che era stato oggetto della domanda del mio nuovo interlocutore, come a voler manifestare l'intenzione di dare una consona risposta.

"Non tanto l'orizzonte. Più quello che rappresenta, credo."

Guardai il muretto, ma non lo reputai abbastanza decoroso per sedermici, troppo ruvido e polveroso per la stoffa che portavo. Rimasi dunque dov'ero, incrociando le dita di entrambe le mani poco sotto l'ombelico. C'era qualcosa che mi incuriosiva in quel personaggio, anche se su due piedi non riusciva a venirmi in mente che cosa.
Avevo la strana sensazione di averlo già visto, da qualche parte. Il che era strano, visto che avevo messo piede su quell'isola da qualche manciata di ore.

"Mi scusi, so che è rude, ma - per caso - la conosco? Il suo viso mi è familiare."

Neppure ci pensai, ai volantini di taglia. Qualche volta quache intrepido novellino raccoglieva abbastanza coraggio per portarne una manciata alla 'Settima Vita', fogli che finivano sistematicamente in un cassetto dimenticato e che ogni tanto - su richiesta - finivano per essere bersagli per freccette.
Questo Graves Malcolm aveva passato qualche mese sul bersaglio, sotto gli occhi di tutti, ma mai osservato veramente. Per quello allora mi sembrò di averlo già conosciuto.
Incerta, attesi la risposta dell'uomo, domandandomi come potesse mai essere che una mia conoscenza fosse finita in quel luogo sperduto.
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Re: Strada verso la banchina

Messaggio #4 della Pagina da Shinji » 12/09/2014, 22:31

"Bene..."

Sorrise, biecamente, mentre si sistemava meglio sullo scomodo muretto.
La mano sinistra era sempre occultata, impugnando Destiny...

La giovane donna, per niente spaventata da quello strambo sconosciuto, si avvicinò rivolgendogli sorrisi e parole cordiali.
Era fatta.
Prima si sarebbe guadagnato la sua fiducia, poi avrebbe scoperto dove abitava... svaligiare i ricchi era sempre un piacere: quegli avidi bastardi non sanno che farsene di tutti quei gioielli o di quei berry.

Cordialmente si apprestò a rispondere alle delicate e profonde parole della giovane, perdendosi per un secondo nei suoi occhi neri.
Sorrise, rimuginando per qualche secondo sulle parole da utilizzare prima di rispondere...

"Parole sagge, mia Signora... per molti è solo una bella cornice da osservare, senza rendersi conto di quanto c'è oltre quella sottile linea, alle meraviglie che nasconde..."

Era una frase che molto spesso aveva utilizzato per adescare vecchie tardone in cerca di compagnia... sembrava funzionare spesso... almeno con le tardone.

Mostro un sorriso, mentre tra i denti stringeva il sigaro fumante che prese con la punta delle dita della mano destra, con fare calmo e pacato.

Poi una domanda lo spiazzò.
La donna l'aveva riconosciuto, in qualche modo... dopotutto era un ricercato.

"Merda..."

Il suo astuto piano sarebbe andato in mille pezzi se la donna avesse ricollegato quel viso al volantino di taglia... doveva inventarsi qualcosa... qualunque cosa!

Rimase in silenzio, osservandola per qualche secondo, mantenendo il sorriso in vista, per poi rispondere.

"Direi di no, mia Signora... di sicuro mi ricorderei di una donna così attraente..." poi, fingendo di essere costernato, cosa che tra l'altro gli riusciva abbastanza bene dopo anni di truffe, continuò il discorso "... oh, scusi la mia sfacciataggine... non era mia intenzione offenderla!"

Si sporse in un lato, poggiando Destiny dietro il muretto, prima di scendere per avvicinarsi alla ragazza, restando a debita distanza... chinò la schiena in avanti, verso di lei

"Sono costernato..."

Con voce addolorata, adesso non restava altro che attendere la risposta da parte della donna... nella speranza che quel diversivo la distogliesse dal ricollegare il viso di Graves a quel dannato volantino.
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Re: Strada verso la banchina

Messaggio #5 della Pagina da Julia » 16/09/2014, 21:07

Feci un passo indietro, nel vedere l'uomo alzarsi dal muretto su cui stava seduto. Non che ne fossi in qualche modo intimorita, o che mi spaventasse il semplice vederlo muoversi. Non ho mai amato il contatto fisico, soprattutto quello involontario, per quello mi mossi.

"Non c'è nulla di cui essere costernato, era una semplice domanda."

Già. Era una semplice domanda. Pronunciando quella frase presi veramente coscienza del cambio di atteggiamento della persona che mi stava di fronte. S'era alzato, teneva un arto nascosto - con ogni probabilità quello armato - ed aveva avuto una reazione decisamente strana.
Pensai più a fondo, continuando ad allontanarmi nel caso l'uomo avesse voluto ancora impormi la sua vicinanza. Se lui non mi conosceva, perché avevo l'impressione di conoscere lui. Quando mi resi conto del bersaglio e del suo volto associato ad una taglia, fu facile unire i puntini.
Era spiegata la reazione, la mano nascosta, l'essere in allarme. In tutta risposta mi scappò da ridere, il che non era molto aggraziato.

"Oh, mi scusi, non è per lei. E' che mi sono ricordata il motivo per cui la conosco. Il Signor Graves, Malcolm se non mi sbaglio..."

*Biru-biru Biru-biru*

Il lumacofono indicava chiaramente i tratti dell'uomo con cui avevo abbandonato i quattro mari, in cerca di fortuna ed avventura, insomma, il Capitano mi stava contattando. Mi voltai mortificata verso il Signor Graves.

"Oh, diamine, mi dispiace, questa la devo proprio prendere... Mi dica, Capitano Albarn."

Rimasi dov'ero, sollevai solamente il coperchio del lumacofono, attivando la conversazione.

"Hey, la nave c'è."


"Ottimo."

"Si trova nel posto che ti avevo detto, ma mi sono appena reso conto che non ho la minima idea di come si conduca una nave. Spero che oltre a cucinare tu sappia muovere sto ammasso di legno, altrimenti siamo senza navigatore."


"No, mi spiace deluderla, ma le mie competenze non arrivano fino al portare imbarcazioni. In ogni caso - vista la desolazione di questo paese - non credo che dovremmo pregare troppo qualcuno perché lo faccia per noi. Vedo di inventarmi qualcosa."

Sorrisi cordiale, nonostante fosse stupido sorridere ad un apparecchio, e chiusi la conversazione con un teatrale e fluido movimento. Tornai al Signor Graves.

"Mortificata, seriamente. Dicevo? Ah, ecco, Saabira Neelam, molto piacere di conoscerla. Mi dica, è per caso in cerca di un impiego?"

Tesi la mano, presentandomi, vincolata dalle mie abitudini. Ero stata una commerciante, in fin dei conti, tutta la vita. Ed era chiaro che serviva gente con una certo curriculum. Il fatto che il Signor Graves avesse una taglia quasi considerevole e fosse ancora vivo giocava a suo favore, soprattutto per un'attività agli inizi.
Alzai un sopracciglio, questa volta in chiaro segno di sfida.
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Re: Strada verso la banchina

Messaggio #6 della Pagina da Shinji » 17/09/2014, 10:32

Ed ecco che la giovane riccona sorride con finta modestia alla mia "sfacciataggine", si presenta e...
No?

A quanto pare ci fu una risata, anzi un sorriso, scaturito perchè la giovane e misteriosa donna aveva riconosciuto Graves.
Questi alzò il busto, mostrando un piccolo sorriso mentre teneva tra i denti il solito sigaro, sul lato destro della bocca...

"Chi diavolo è questa?"

Pensava sul da farsi adesso: era stato scoperto, era inutile negare l'evidenza.
Il tutto stava nel capire con chi aveva a che fare... Cacciatrice di taglie? Marine in incognito? Solo una giovane informata sui ricercati?
Raccolse le idee, mentre tolto il sigaro dalla bocca si accingeva a gettare la cenere battendo ripetutamente un dito su di esso.

"Vede-" *Biru-biru Biru-biru*

Istintivamente si guardò il polso, dove il suo lumacofono dormiva all'interno della teca di protezione, poi osservò la giovane rispondere, dispiaciuta di dover interrompere la conversazione.

Dall'altra parte della comunicazione qualcuno disse una cosa che fece drizzare le orecchie a Graves: "La nave c'è"
Sorrideva mentre, palesemente, si avvicinò alla ragazza per ascoltare meglio... sempre quel qualcuno era alla ricerca di un navigatore, visto che neanche la ragazza sapeva manovrare una nave.

"Interessante? E' una pirata?"

Chiusa la conversazione, fu direttamente la ragazza a rendere partecipe Graves della cosa...
Rimise il sigaro in bocca, mentre con fare lento e calmo, tornò dall'altra parte del muro per recuperare il suo equipaggiamento.

Tornò davanti la giovane, Saabira diceva di chiamarsi, per poi tirare una lunga boccata dal sigaro... per poi soffiare via il fumo verso il basso, in modo da non investire la giovane.

"Mi hai sorpreso, Saabira... io pensavo fossi una ricca viziata che si era persa o una cacciatrice di taglie o un marine in borghese... ho visto delle donne pirata, sicuramente più mascoline dei loro mozzi..." sorrise, forse preso dai ricordi di una di esse "... e vi serve un navigatore... e guarda il caso io sono uno dei migliori navigatori in circolazione." disse senza nascondere la superbia "Tutto questo puzza di trappola e di guai fino al collo, tu ne convieni, vero?"

Passo il sigaro dall'altra parte della bocca mentre l'altra mano si insinuò lenta nel gilet... un sorriso, come a voler far spaventare la giovane, per poi uscire da un taschino interno degli occhiali da sole, che inforcò, coprendo i suoi occhi dal fastidioso sole

"Ma mi hai incuriosito, Saabira. Fai strada..."

Sapeva che qualcosa non andava... con tutta probabilità era una trappola, gliene avevano tese parecchie durante la sua vita ma era sempre riuscito a cavarsela, in qualche modo... aveva anche sentito di un isola della Rotta Maggiore piena di cacciatori di taglie, anche se non ricordava il nome... ma la curiosità, come molto spesso gli accadeva, era troppo forte per lasciare perdere... e poi, se quella fosse davvero un occasione per lasciare quel fetido posto colmo di desolazione e insetti non se la sarebbe lasciata scappare.

"Saabira... mai vista e mai sentita... e neanche Albarn mi dice niente... vedremo"
Ultima modifica di Shinji il 17/09/2014, 10:34, modificato 1 volta in totale.
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