La missione non era neanche iniziata che già dovevano scappare. Se quelle guardie potevano tenere testa alla velocità di Eden che speranza poteva avere lo squalo di fuggire senza dover combattere? Decisamente poche, ma in ogni caso non nulle, si doveva almeno provare.
Senza pensarci troppo su Shark si voltò, iniziando a correre al massimo delle proprie capacità nella zona in cui il royal crab li avrebbe attesi. La strada da percorrere non era molta lunga, riuscendo a mantenere le attuali distanza con gli inseguitori il medico avrebbe potuto evitare di essere preso, non vi era necessità di preoccuparsi per billy e andrew, quei due erano maledettamente veloci, e non avrebbe avuti eccessivi problemi a non farsi acciuffare.
Per prima cosa lo squalo doveva uscire dalla piazza in cui si trovava ed entrare in una stretta stradina.
Correndo all'impazzata Shark si diresse verso quella stradina, unica via di fuga per il trio. Per ora non vi erano ostacoli alla corsa, quindi questa risultò abbastanza agevole, pompando con tutta la forza contenuta nei quadricipiti e nei polpacci, cercando raggiungere il più velocemente possibile la sua velocità massima. In breve lo squalo si trovò al'imbocco della stradina, ma fece un errore fatale, girandosi un secondo per vedere la distanza dagli inseguitori, Shark non si accorse che la stradina appena imboccata era ancora satura della gente che spaventata, aveva abbandonato in tutta fretta il bazar. L'impatto fu abbastanza pesante, un uomo di corporatura media sulla trentina, di spalle, non era stato visto dallo squalo che si era voltato un attimo.
Shark pesava quasi 2 quintali di muscoli, l'esito dello scontro non fu difficile da determinare, l'uomo cadde rovinosamente a terra ferendosi nella caduta, mentre il medico disorientato dalla botta perse gran parte del suo slancio, senza contare che per poco non cadde a terra, riuscire a stare in piedi fu un qualcosa dettato più dalla fortuna che dall'abilità. In ogni caso, anche se rallentato, era ancora in piedi, quindi poteva continuare a correre senza fermarsi per quella stradina.
In quel momento il karateca alzò gli occhi, e vide la fiumana di persone che intasavano la strada, continuare a correre in quelle condizioni sarebbe stato difficile, ma non impossibile.
Afferrò i capelli di un signor nessuno che si trovava davanti a lui, tirando all'indietro con tutta la forza che aveva in corpo, scaraventandolo nella polvere e liberando il prezioso spazio vitale che questi occupava, la corsa poteva continuare, scartando a sinistra un altro cittadino, Shark si trovò davanti un carretto pieno di frutta, il salto ci fu all'ultimo istante, ma proprio quando credeva di aver superato l'ostacolo un piede si impigliò nel carretto. L'ostacolo si ribaltò lasciando cadere in terra tutto il suo contenuto, mentre lo squalo iniziò la fase di discesa con la testa rivolta verso il pavimento. Protendendo entrambe le mani in avanti riuscì ad abbassare la potenza dell'urto, successivamente spostando la testa di lato, riuscì ad appoggiare per prima cosa la parte fra collo e spalla per terra, in questo modo effettuate un paio di capriole in avanti per attutire la caduta non fu affatto difficile.
Dopo due capriole Shark si ritrovò con i piedi ben saldi per terra e pronto a riprendere la corsa. Usando lo slancio datogli dalla capriole cerco di far forza sulle gambe per scattare in avanti, rimettersi in piedi e ricominciare la roccambolesca corsa, inutile dire che no vi era spazio per poter continuare, tale spazio doveva essere creato. Muovendo velocemente le braccia in avanti Shark raggiunse uno spiraglio fra le teste di due persone, infilate le mani, con i palmi rivolti rispettivamente verso le facce dei due soggetti, bastò semplicemente spingere lateralmente con le mani, scattare in avanti con le gambe, e contemporaneamente mettersi di profilo per passare all'interno dello spazio appena creato. L'ostacolo era stato superato, ma il correre in quel modo aveva lasciato Shark completamente a volto scoperto, ed essendo l'unico uomo pesce in tutta l'isola, non ci volle molto affinché le gente tutt'intorno lo riconoscesse.
Alcuni riconosciuto il pericoloso criminale si scansarono ammassandosi contro le pareti, ma altri cittadini ebbero un senso civico decisamente più forte. Per scappare in quel modo doveva essere inseguito da qualcuno o da qualcosa, con tutta probabilità guardie, quindi rallentare il criminale anche per qualche secondo era un dovere civico, questo strano pensiero venne fatto da tre individui, due dei quali si frapposero fra lo squalo e il suo obiettivo. Una pessima scelta.
Senza pensarci troppo, aveva ben altro a cui pensare, lo squalo si lanciò letteralmente contro il primo protendendo le mani verso di lui, con la spinta fornita dalle braccia il medico riuscì facilmente a sbilanciare l'avversario, contemporaneamente a ciò però lo squalo si esibì in gesto decisamente atletico: portando le ginocchia al petto, mentre teneva ancora le mani sul primo cittadino gli fu possibile usare il corpo di quest'ultimo come punto d'appoggio per i piedi e per poter effettuare un secondo scatto in avanti affondando entrambi i piedi nell'addome del primo dei tre eroi, e procurandogli, viste le sue normali doto fisiche, un significativo danno all'addome e forse anche alla colonna vertebrale. Sbarazzarsi del secondo eroe fu abbastanza semplice, questi si trovava ad un passo, o poco più, di distanza dal primo, e quindi sfruttando l'effetto sorpreso e il potente slancio datogli dal salto lo squalo diede una possente gomitata in faccia al secondo eroe. Il rumore sordo del colpo fu seguito dal crack che preannunciava la rottura della mandibola, e dal suono del soffocamento bagnaticcio del secondo eroe, che ora stava spruzzava sangue insieme a qualche dente.
Questo dovrebbe bastare ad evitare altri atti di eroismo. Quello che Shark non aveva previsto era la presenza di un terzo eroe, fino a quel momento tenutosi in disparte, che incurante dei danni subiti dai primi tre, si tuffò in aventi afferrando uno dei piedi del medico, facendo rovinare a terra entrambi. Il rumore causato dalla caduta fu abbastanza forte, ma decisamente meno forte era il dolore che lo squalo provò, dolore del tutto insufficiente a paralizzarlo, il problema ora era liberarsi il piedi, piedi che era stato ghermito dal terzo eroe. Velocemente lo squalo ritirò la gamba libera per poi colpire col tacco dell'anfibio il viso dell'aggressore, ci volle più di un colpo affinché quel maledetto mollasse la presa. Quando infine si arresa la sua faccia era una maschera di sangue, e probabilmente quel coso ripiegato più volte su se stesso al centro della faccia doveva essere il naso del terzo eroe.
Questo inconveniente aveva fatto perdere un bel po' di tempo al karateca, che doveva rimettersi in piedi velocemente, puntellandosi su un braccio e trovando con l'altro un punto di appoggio, facendo forza fu nuovamente in piedi e pronto a correre, il punto di appoggiò in ogni caso era il piede di un tavolino su cui era esposta certa merce, ad ogni modo, per rimettersi in piedi Shark scaraventò quel tavolino all'indietro, andando a colpire proprio il terzo eroe.
Dopo qualche altro dribbling e qualche altra spinta lo squalo si trovò al di fuori di quella maledetta stradina.
Lo scenario ora era decisamente diverso. Una larga strada semicircolare non troppo affollata, lunga poco più di un miglio che cingeva un parco ben curato dove svettavano svariate palme che crescevano attorno ad un lago. Il percorso più veloce era chiaramente tagliare per il parco.
Accertatosi che i suoi compagni avessero superato la stradina del mercato, il traditore lanciò un fumogeno
nel punto i cui la stradina affacciava su quel nuovo scenario. In quel modo agli inseguitore sarebbe servito del tempo per uscire dalla nuvola di fumo e capire in che direzione fossero andati i criminali.
Shark usa fumogeno piccolo
Senza pensarci troppo Shark stava per buttarsi in acqua per attraversare a nuoto il laghetto, percorso di gran lunga più rapido per un uomo pesce. Poco dopo essere entrato nel parco allo squalo venne in mente che la traversata a nuoto era impossibile, lui non poteva più nuotare... Poco importava lì vicino si trovava un ponticello, abbastanza stretto ma che comunque tagliava il lago permettendogli di poter accorciare comunque la strada.
C'era la possibilità che le guardie facessero saltare il ponticello, ma perché farlo? Per quanto non ci fossero uomini pesce sull'isola chiunque sapeva che in acqua un uomo pesce era più veloce, e nessuno, nemmeno Eden, era a conoscenza dell'attuale incapacità di nuotare del medico.
Correre per il ponte era la scelta più azzeccata per poter attraversare il lago nel minor tempo possibile, l'unico problema erano quei pochi passanti che serenamente passeggiavano sul ponte, e che furono altrettanto serenamente catapultati in acqua per poter fare spazio allo squalo e ai suoi colleghi.
Era quasi fatta, si doveva solo raggiungere il deserto fuori dalla città, dovevano correre al massimo delle loro possibilità solo per un altro po'.