Messaggio #1 della Pagina da Joestar » 24/05/2015, 18:40
L'inizio della mia storia ha dell'incredibile.
Se di "inizio" vogliamo parlare, forse il termine più adatto era "seconda vita".
Non era strano sentire casi di amnesia, di persone che non ricordavano nulla del proprio passato e che dunque vagavano per il mondo senza meta né preoccupazioni alcune.
Quello non era il mio caso.
I segni sulle braccia stavano a significare qualcosa; e se, quelli sulla sinistra, bene o male, erano facili da comprendere, non potevo dire lo stesso di quelli del braccio destro.
Ricapitolando la storia brevemente, sempre che "storia" fosse il termine giusto.
Mi ritrovai sull'isola di Baterilla senza un motivo logico, come se fosse capitato da un momento all'altro.
Lo ricordo come se fosse ieri, anche se sono passati più o meno un paio di mesi dall'inizio della mia "seconda vita".
La chiamavo in quel modo poiché avevo sempre l'impressione, nella mia mente, di non appartenere a questo mondo, bensì ad un altro.
Non era facile da descrivere quella sensazione.
Facendo un semplice ragionamento, il mio nome doveva essere "Johan Joestar"e fin qui non ci dovevano essere difficoltà.
Quel nome era inciso sull'avambraccio inferiore sinistro.
La domande potevano essere varie.
Chi lo aveva fatto?
E perché?
La seconda cicatrice, invece, formava una frase che sembrava troppo insolita per capirne il senso.
"Around The World".
Poteva voler dire tutto e nulla.
Ci ero rimasto a rimuginare per giorni, ma non traevo nessuna conclusione logica.
La mia ragione di vita era, dunque, capire più della mia vita passata.
Come studioso ero andato alla ricerca delle più svariate informazioni.
Andando in lungo ed in largo per i quattro mari, cercando in ogni anfratto delle risposte che potevano soddisfarmi.
Certo, fino a quel momento la mia ricerca non era andata fin troppo bene, ma qualcosa avevo pur trovato.
La mia tesi aveva dell'incredibile: l'esistenza di dimensioni parallele.
chiunque avrebbe pensato, una volta sentito ciò, che sarei stato un pazzo.
Forse avevano ragione, o forse no.
Comunque, quelle ricerche richiedevano tempo e denaro.
E se il tempo non mi mancava, la seconda forse un po' di più.
Decisi di vagabondare da un'isola all'altra senza una dimora precisa, accogliendo uno stile di vita che non seguiva troppo la legge o la giustizia.
Era un modo di vivere che aveva i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi, ma mi stava bene così.
Arrivato nel mar meridionale, dopo alcuni piccoli furti e scorribande, decisi di fermarmi un po' cercando per la città varie biblioteche dove poter approfondire i miei studi.
La ricerca si risolse in un nulla di fatto.
Sembrava quasi che l'uomo non avesse nessuna curiosità su ciò che li circondava, nessuno spirito d'osservazione.
Vivevano e basta, senza farsi domande alcune.
Non riuscivo a pensare ad una vita senza ricerca, senza il domandarsi di un dato evento.
Probabilmente ero io quello strano.
Mi aggiravo per Saint Urea, col viso imbronciato, i vestiti un po' sporchi e luridi.
La camicia bianca sbottonata lasciava intravedere il petto e l'addome, svolazzava seguendo il leggero andare del vento.
I pantaloni di lino lunghi fino alle ginocchia, mostravano qualche strappo e qualche buco.
Gli stivali di pelle, invece, non sembravano affatto rotti, forse solo un po' consumati.
Mentre avanzavo, su quella che doveva essera una delle vie principali dell'isola, osservavo con fare attento i vari negozi.
Niente che mi potesse interessare, forse era stato un errore giungere su quell'isola.
<< Bhé d'altronde la chiamano "isola dei carpentieri", ci doveva essere un motivo >>
Sbuffando, calciai qualche sasso presente sulla strada, osservando la loro traiettoria solo per alcuni istanti, per poi rialzare lo sguardo continuando a camminare.
Notai un ragazzino, proprio in mezzo alla strada, che si sbraitava ed urlava.
Mi avvicinai lentamente a quest'ultimo, era uno strillone, uno di quei ragazzini che vendevano la "gazzetta dei mari".
A circa tre metri di distanza dal ragazzino mi fermai, cercando avidamente nelle tasche qualche moneta da dargli.
Ci misi alcuni secondi e finalmente trovai una moneta da 100 berry.
Ponendola sul pollice, feci scattare quest'ultimo per poi lanciarla al ragazzino, il quale impacciatamente (probabilmente perché non si aspettava un lancio di una moneta) tentò di agguantarla fallendo miseramente.
D'altro canto io non battei ciglio, ed aspettai che il ragazzino raccolse la moneta per ricevere la mia copia del giornale.
Feci un cenno al ragazzo e poi continuai per la mia strada.
L'informazione era potere, lo ripetevo spesso.
Sapere cosa succedeva nel mondo circostante era sempre utile e magari poteva portare a qualcosa di fruttuoso.
Non avevo ancora iniziato a leggere, più che altro cercavo un buon posto dove potermi sedere e leggere in santa pace.
Arrivato al porto, cercai con lo sguardo dove potessero esserci posti liberi per potermi sedere.
Adocchiai subito una sorta di punto ristoro, dove ci si poteva anche ordinare da mangiare.
Senza indugi mi recai nel punto prestabilito.
Era una sorta di bar con alcuni tavolini posti di fronte al negozio.
Ne scelsi uno abbastanza in disparte e mi sedetti.
Prima di iniziare a leggere, dessi uno sguardo attorno: nulla di particolare, solo molta gente che passeggiava da quelle parti.
Gli occhi si abbassarono di scatto, verso il giornale appena comprato.
<< Vediamo un po' ... >>
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Joestar il 24/05/2015, 18:43, modificato 2 volte in totale.
SCHEDA DEL GDR
Nome PG: Johan Joestar - Umano comune - Taglia: 0
- Frutto:// - Archeologo - Lottatore -
Posizione attuale: Nome dell'isola
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