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Banchina

MessaggioInviato: 04/09/2014, 14:41
da Corvoz
Nei pressi del porto, una zona piastrellata sempre trafficata per l'attracco delle navi.

Luogo d'incontro per i giocatori, dove poter ruolare.
Ricordatevi che dovete fare un post di almeno 4 righe.

[Non sono permessi combattimenti qui]

Re: Banchina

MessaggioInviato: 24/05/2015, 18:40
da Joestar
L'inizio della mia storia ha dell'incredibile.
Se di "inizio" vogliamo parlare, forse il termine più adatto era "seconda vita".
Non era strano sentire casi di amnesia, di persone che non ricordavano nulla del proprio passato e che dunque vagavano per il mondo senza meta né preoccupazioni alcune.
Quello non era il mio caso.
I segni sulle braccia stavano a significare qualcosa; e se, quelli sulla sinistra, bene o male, erano facili da comprendere, non potevo dire lo stesso di quelli del braccio destro.
Ricapitolando la storia brevemente, sempre che "storia" fosse il termine giusto.
Mi ritrovai sull'isola di Baterilla senza un motivo logico, come se fosse capitato da un momento all'altro.
Lo ricordo come se fosse ieri, anche se sono passati più o meno un paio di mesi dall'inizio della mia "seconda vita".
La chiamavo in quel modo poiché avevo sempre l'impressione, nella mia mente, di non appartenere a questo mondo, bensì ad un altro.
Non era facile da descrivere quella sensazione.

Facendo un semplice ragionamento, il mio nome doveva essere "Johan Joestar"e fin qui non ci dovevano essere difficoltà.
Quel nome era inciso sull'avambraccio inferiore sinistro.
La domande potevano essere varie.
Chi lo aveva fatto?
E perché?

La seconda cicatrice, invece, formava una frase che sembrava troppo insolita per capirne il senso.
"Around The World".
Poteva voler dire tutto e nulla.
Ci ero rimasto a rimuginare per giorni, ma non traevo nessuna conclusione logica.

La mia ragione di vita era, dunque, capire più della mia vita passata.
Come studioso ero andato alla ricerca delle più svariate informazioni.
Andando in lungo ed in largo per i quattro mari, cercando in ogni anfratto delle risposte che potevano soddisfarmi.
Certo, fino a quel momento la mia ricerca non era andata fin troppo bene, ma qualcosa avevo pur trovato.
La mia tesi aveva dell'incredibile: l'esistenza di dimensioni parallele.
chiunque avrebbe pensato, una volta sentito ciò, che sarei stato un pazzo.
Forse avevano ragione, o forse no.

Comunque, quelle ricerche richiedevano tempo e denaro.
E se il tempo non mi mancava, la seconda forse un po' di più.
Decisi di vagabondare da un'isola all'altra senza una dimora precisa, accogliendo uno stile di vita che non seguiva troppo la legge o la giustizia.
Era un modo di vivere che aveva i suoi vantaggi ed i suoi svantaggi, ma mi stava bene così.

Arrivato nel mar meridionale, dopo alcuni piccoli furti e scorribande, decisi di fermarmi un po' cercando per la città varie biblioteche dove poter approfondire i miei studi.
La ricerca si risolse in un nulla di fatto.
Sembrava quasi che l'uomo non avesse nessuna curiosità su ciò che li circondava, nessuno spirito d'osservazione.
Vivevano e basta, senza farsi domande alcune.
Non riuscivo a pensare ad una vita senza ricerca, senza il domandarsi di un dato evento.
Probabilmente ero io quello strano.

Mi aggiravo per Saint Urea, col viso imbronciato, i vestiti un po' sporchi e luridi.
La camicia bianca sbottonata lasciava intravedere il petto e l'addome, svolazzava seguendo il leggero andare del vento.
I pantaloni di lino lunghi fino alle ginocchia, mostravano qualche strappo e qualche buco.
Gli stivali di pelle, invece, non sembravano affatto rotti, forse solo un po' consumati.
Mentre avanzavo, su quella che doveva essera una delle vie principali dell'isola, osservavo con fare attento i vari negozi.
Niente che mi potesse interessare, forse era stato un errore giungere su quell'isola.

<< Bhé d'altronde la chiamano "isola dei carpentieri", ci doveva essere un motivo >>

Sbuffando, calciai qualche sasso presente sulla strada, osservando la loro traiettoria solo per alcuni istanti, per poi rialzare lo sguardo continuando a camminare.

Notai un ragazzino, proprio in mezzo alla strada, che si sbraitava ed urlava.
Mi avvicinai lentamente a quest'ultimo, era uno strillone, uno di quei ragazzini che vendevano la "gazzetta dei mari".
A circa tre metri di distanza dal ragazzino mi fermai, cercando avidamente nelle tasche qualche moneta da dargli.
Ci misi alcuni secondi e finalmente trovai una moneta da 100 berry.
Ponendola sul pollice, feci scattare quest'ultimo per poi lanciarla al ragazzino, il quale impacciatamente (probabilmente perché non si aspettava un lancio di una moneta) tentò di agguantarla fallendo miseramente.
D'altro canto io non battei ciglio, ed aspettai che il ragazzino raccolse la moneta per ricevere la mia copia del giornale.
Feci un cenno al ragazzo e poi continuai per la mia strada.
L'informazione era potere, lo ripetevo spesso.
Sapere cosa succedeva nel mondo circostante era sempre utile e magari poteva portare a qualcosa di fruttuoso.
Non avevo ancora iniziato a leggere, più che altro cercavo un buon posto dove potermi sedere e leggere in santa pace.
Arrivato al porto, cercai con lo sguardo dove potessero esserci posti liberi per potermi sedere.
Adocchiai subito una sorta di punto ristoro, dove ci si poteva anche ordinare da mangiare.
Senza indugi mi recai nel punto prestabilito.
Era una sorta di bar con alcuni tavolini posti di fronte al negozio.
Ne scelsi uno abbastanza in disparte e mi sedetti.
Prima di iniziare a leggere, dessi uno sguardo attorno: nulla di particolare, solo molta gente che passeggiava da quelle parti.
Gli occhi si abbassarono di scatto, verso il giornale appena comprato.

<< Vediamo un po' ... >>

Re: Banchina

MessaggioInviato: 01/06/2015, 16:30
da Micratek
Ore ed ore di viaggio, e 500 soldoni sborsati.
Alla biglietteria del porto principale dell'Arcipelago Konomi volevano applicare un sovrapprezzo del 50% al ticket che acquistai per imbarcarmi, giustificando quella tassa insulsa come somma minima da aggiungere a causa della mia enorme stazza. Non era colpa mia se ero un vero grosso. Dopo aver protestato in maniera abbastanza educata e formale, ma trovando contrapposizione ferrea da parte dell'impiegato e di un suo collega che lo supportava, fui costretto a sbattere un pugno sulla mensola dello sportello, finendo per crepare il vetro che separa il venditore dall'acquirente. Al seguente tentativo di rifilarmi un biglietto con tanto di fregatura, avrei impugnato l'alabarda onde rendere quell'uomo pesce-carpa un succulento spiedino, il prossimo alimento proteico da abbinare a qualche etto di riso in bianco. Tuttavia, non si arrivò alla violenza vera e propria, s'alzarono solo i toni ma alla fine mi presi la ragione.

Ero muscoloso ma non ero stupido.
Tanto meno un mollo.

Varcai con la suola dello stivale il primo metro di un asse malconcia sfruttata come ponte tra la nave ed il molo, quasi certo che mi sarei ritrovato zuppo nell'acqua di mare qualche istante successivo. Evitai di sollecitare alla massima flessione quella tavola all'apparenza inaffidabile, atterrando sulla terraferma direttamente con un balzo.

Inspirai a pieni polmoni, irrorandomi del profumo di sale che emergeva dalla costa. Avvertii in secondo luogo il profumo del salmone appena pescato, brillante nel rosa della sua carne fresca. A Saint Urea per lo meno, non c'era puzza di uomo pesce-qualsiasirazza. No, no sono razzista. Sono semplicemente una persona che si lava; la cura dell'igiene deriva anche dal buon senso, buon senso che quella tipologia d'esser vivente non pareva aver in dote.

Mi guardai in giro rapido, analizzando rapidamente la situazione: tarda mattinata, il brulicare di compratori e lavoratori era piuttosto assiduo, i negozi erano ancora in piena attività e tutti sembravano voler portarsi avanti il più possibile prima dello zenit solare. Ma per me non era tempo di martellare chiodi o battere ferro caldo, era tempo di mangiare. Così canalizzai la mia attenzione in cerca della prima locanda in grado di sfornar cibo che potesse essere di mio gradimento. Avevo un palato fine, amavo anche il cibo semplice, ma sapevo riconoscere la qualità d'un piatto. Anche il mio olfatto non era niente male.

Scovato un chiosco, mi diressi a passo svelto. Più s'avvicinava una fonte di nutrimento più lo spazio nel mio stomaco s'allargava. Bramavo squisitezza in grande quantità, volevo sentirmi sazio e soddisfatto allo stesso tempo; oltretutto, avevo un regime calorico da mantenere entro un certo range, sia mai che rischiassi il minimo catabolismo. Mi balenava in testa l'idea di allenarmi nel pomeriggio, nel caso avessi avuto la possibilità di accedere ad una sala pesi, altrimenti avrei dirottato su una routine di workout a corpo libero. L'importante era portare a termine un po' di sano esercizio quotidiano.

Essendo l'orario leggermente anticipato il locale era vuoto, eccezion fatta per un comune umano dai capelli scuri indaffarato a leggere un giornale. Che m'avesse notato o meno giungere e disturbare la sua quiete poco mi tangeva, avevo altro di cui preoccuparmi al momento. Mi imbronciai non appena notai che la porta d'ingresso era piccola e probabilmente nel tentativo di entrare avrei sbriciolato come un biscotto l'intero bar. Quindi m'accinsi a imbucare la testa per cercare qualcuno a cui domandare informazioni ed un menù.

<< Ehi, avete anche sedie per grossi qui fuori o devo mangiare in piedi? >>

Re: Banchina

MessaggioInviato: 09/06/2015, 13:15
da Joestar
Il sole picchiava alto nel cielo, tanto da far sbuffare alcuni scaricatori di porto che distavano una cinquantina di metri dalla mia posizione.
Ora che avevo più tempo libero, potevo osservare meglio la cittadina.
Non era per niente male Saint Urea, isola di lavoratori e di carpentieri, isola di gente che sapeva lavorare con tanta energia e senza battere ciglio, insomma, gente da ammirare.
I miei occhi furono subito catturati da alcuni tizi che portavano grosse travi in legno, abbastanza pesanti da farli tentennare per alcuni metri.
Con lo sguardo prevedei la loro direzione, circa un centinaio di metri dritto fino a quello che sembrava una carcassa di una nave.
Probabilmente stavano lavorando per metterla a nuovo dopo chissà quale incidente avesse dovuto subire l'imbarcazione.

La carpenteria era un lavoro difficile e complicato, richiedeva anni di preparazione e perfezione.
Era interessante ed allo stesso tempo, utile, conoscere il come una nave potesse, grazie a vari particolari, a navigare sull'acqua.
Particolari come forma, materiali e conformazione stessa dell'imbarcazione.
I carpentieri in quest'epoca erano importantissimi più di quanto loro potessero pensare.
In un mondo composto praticamente solo da acqua, le navi erano fondamentali per lo spostamento di persone e di merci, questo faceva sì che uno dei tesori più grandi dell'umanità intera era composto dalla sapienza e dall'abilità dei carpentieri.

Distolsi lo sguardo da quel complesso e variopinto mondo della carpenteria, tornai a posare gli occhi sul giornale.
Sembrava non ci fosse nessuna buona notizia, o almeno che fosse un minimo interessante.
Sembrava sempre lo stesso giornale del giorno precedente, e quello del precedente sembrava quello dell'altro ieri, e così via in un circolo che non finiva mai.
Solite storie di bracconaggio, cronaca nera e qualche articolo di sport.
Sbuffai, roteando gli occhi al cielo.
Posi il giornale sul tavolino e rimasi immobile con sguardo crucciato.
Altra giornata da buttare?
Potevo quasi abituarmici.

La routine giornaliera però sembrava essere spezzata da qualcosa di "insolito", sempre se "insolito" fosse la parola giusta.
All'inizio non ci feci caso, ma quel tizio avvicinandosi sempre di più notavo la sua stazza aumentare ad ogni passo.
Raggiungeva almeno i tre metri, forse anche di più.
Era un vero e proprio energumeno, una sorta di armadio a tre ante, probabilmente ci sarebbero volute quattro persone, di altezza e corporatura standard, per raggiungere la sua mole.
D'un tratto passò proprio ad alcuni metri di distanza, e seguendolo con la coda dell'occhio notai che l'energumeno sembrava quasi tentare di entrare nella locanda.
Non seppi il perché ma mi venne in mente un'immagine assai comica di quel tizio se solo avesse provato a sedersi su di una sedia lì all'esterno.
Di certo il legno, per quanto potesse essere resistente, avrebbe ceduto sul peso di quell'uomo, la scena che ne sarebbe scaturita avrebbe avuto un forte senso ironico.
Feci un sorrisetto beffardo.

Mi girai verso il grosso tizio palestrato e notai che aveva appena messo la testa all'interno del locale.
Stava bofonchiando qualcosa sul come potesse mai sedersi a causa del suo peso.

" Hey ragazzo, prima di lamentarti prova te stesso a sederti no? "

Dissi in modo secco.
Con un movimento veloce e repentino, agganciai una sedia col piede sinistra e la lanciai in direzione del "gigante".

" 500 Berry che riesce a sopportare il tuo peso. Ci stai? "

Una sfida, ecco cosa ci voleva.
Se la sedia fosse stata abbastanza resistente al suo peso, ci avrei guadagnato 500 berry, se non fosse stato così mi sarei soltanto divertito a vedere quel grosso tizio palestrato cadere a terra in modo goffo e stupido.
Per quanto mi riguardava, avrei vinto in ogni caso.

Re: Banchina

MessaggioInviato: 09/06/2015, 20:51
da Micratek
Ero muscoloso ma non ero stupido.
Quanto odiavo dove ripetere le stesse frasi, al fine di render possibile la comprensione delle stesse anche ai meno fortunati. Con alcune persone, bisognava avere pazienza.
In attesa di una risposta da parte di un membro del personale della locanda, ricomposi la mia posizione ergendomi in tutta la mia maestosità fisica, creando più ombra dei vari ombrelloni sparsi tra i tavoli messi assieme. Mi voltai verso la fonte sonora, unica, proveniente da ore sette. Avevo la testa altrove in quel momento, ma ero abbastanza vicino da aver udito appieno quanto quell'umano avesse da dirmi.

<< Non ci entro col culo sulla sedia, tontolone. >>

Un che di irridente in quell'aggettivo tanto puerile.
Non ero un ragazzo viziato, se mi stavo informando era semplicemente perché avevo già analizzato l'arredamento a disposizione, e non poteva andarmi bene. Il mio pasto sarebbe stato piuttosto lungo e corposo, ed avrei gradito molto consumarlo accomodato. E non mi servivano pareri esterni.

Ricambiai il sorriso, accorgendomi di quanto il tutto suonasse tristemente banale. Se quel giovincello avesse avuto voglia di sghignazzare, forse le barzellette in fondo al giornale l'avrebbero potuto aiutare. Agganciai la sedia gentilmente avvicinatami, indi con due dita la issai al cielo tenendola per una gamba. Dovevo dosar la presa, onde evitare di spezzarla come uno stuzzicadenti.

<< E se per la stessa cifra scommettessimo che te la spacco in testa? >>

Chiesi, teatrante, quasi seriamente. Mi sarei allietato nel godermi il tentativo di resistenza al dolore di quel pischello, tanto forte era la mia certezza che il legno sulla sua fontanella si sarebbe distrutto con misera semplicità. Speravo quasi accettasse, mi sarei pagato il pranzo con quei 500 berry.