Patibolo

Città ricca di avvenimenti e negozi.

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Patibolo

Messaggio #0 della Pagina da Geko_M » 19/08/2014, 12:51

Proprio dinnanzi all'edificio principale della grande piazza al centro cittadino si erge il maestoso patibolo in legno e rinforzato in acciaio, alto circa una decina di metri, sopra al quale fu giustiziato il Re dei pirati, Gol D. Roger.
Di per sè non è una costruzione di qualche rilievo architettonico, ma il valore emotivo che essa racchiude è inestimabile per chiunque conosca la storia che vi è dietro.


Luogo d'incontro per i giocatori, dove poter ruolare.
Ricordatevi che dovete fare un post di almeno 4 righe.
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Re: Patibolo

Messaggio #1 della Pagina da Lord » 17/10/2014, 13:19

Anche il viaggio più lungo inizia con un piccolo passo.

Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro...
Intonavo quei versi mentre il sole era alto nel cielo e i gabbiani danzavano in cerchio tra le soffici nuvole bianche.

Prima di partire, dissezionare il mondo ed il suo sapere, dovevo recarmi lì. Tutto ha inevitabilmente una fine ma, per mia fortuna,anche un inizio. Lì, in quella città mistica, dove ogni uomo aveva ammirato quel sorriso che aveva spavaldamente regnato su ogni dove con la sua inesplicabile forza e una fulgida determinazione.

Ondeggiavo ai piedi del patibolo, osservando il legno logorato dal tempo e le intemperie ed immaginando quell'istante in cui, con una semplice ma non banale proclamazione, tutto aveva avuto inizio.
La mano destra riposava nella tasca dei pantaloni con la coda della giacca rialzata dall'avambraccio. La sinistra invece, annoiata, cercava nel taschino del gilet: una sigaretta.
Il fumo caldo entrava nei polmoni per poi risalire la china, su per la mia trachea, e fuoriuscire dalle mie narici.

Quando ho cominciato?!...
Un ricordo pescato a caso nel mio lobo temporale cominciava a delinearsi dinanzi ai miei occhi, offuscando l'immagine del capestro che mi sovrastava.

LA MIA PRIMA SIGARETTA
Il mio sedicesimo compleanno. Non c'erano addobbi ne leccornie che sguazzavano in casa. Ricordo ancora quelle parole, quello che disse la donna dalle scarpe rosse.
-...è giunto il momento che tu smetta di essere il mio assistente, Jim. -
Il modo in cui pronunciava il mio nome era irritante e fin troppo malizioso.
Ora che ci penso se non fosse stato per quel giorno, non sarei mai diventato ciò che sono.
La brodaglia che lei chiamava colazione era ancora dinanzi a me, intatta.
Osservavo i suoi occhi fissarmi l'anima e mi chiedevo cosa volesse intendere con quella frase.
- Oggi ti occuperai tu del caso D.699 -
A quei tempi non tolleravo che chiamasse così quei poveri disgraziati che facevano da cavia ai suoi esperimenti. Non sapevo a chi si riferisse anche se un tumulto mi tormentava.
Scendemmo le scale che portavano allo scantinato che faceva da laboratorio. Quel bianco candido, di sette anni prima, si era trasformato in un pallido ocra.
Quando vidi quei capelli rossi dimenarsi giù dal tavolo d'acciaio, l'ansia divenne certezza. Il soggetto era Sarah: unico mio conforto in quegli anni. Unico essere umano per cui provassi un sentimento.
- Non posso. -
La mano rachitica della donna divenne un tonfo sul tavolo.
- Se non lo fai tu, lo farò io.
Conoscevo il suo sadico modus operandi e non potevo permetterlo.
- Ad una condizione, Mel. -
Non osavo mai pronunciare il suo nome. Il suo sguardo severo mi osservava dall'alto.
- Ricordati che ho deciso di farti mio assistente per la tua intelligenza ma posso sempre cambiare idea. -
La mia risposta fu ridicola, oserei dire assurda.
- ...è il mio compleanno. -
- e sia. -
- Voglio che venga anestetizzata. -
L'operazione consisteva nell'asportare il cuore. Ovvero sarebbe stata la mia prima volta: omicidio.
Tre ore e qualche minuto dopo, lei giaceva su quel tavolo da lavoro ed io ero immobile a fissare la cavità nel suo petto.
- Sei stato bravissimo. -
Le sensazioni che provavo in quel momento erano contrastanti: felicità e tristezza. Adoravo di esser stato bravo ma detestavo di aver ucciso lei.
- Beh, ora vado. -
Rimasi lì ancora per qualche minuto poi una sensazione orribile mi assalì. Fu allora che vidi quel pacchetto di sigarette.
Fu allora che divenni un fumatore, anzi, fu allora che divenni il sadico chirurgo che sono oggi.


Inevitabilmente, i quattro minuti per terminare il vizio furono ancor più rapidi con il mio vagar nel passato. Lasciai la cicca, cadere al suolo e con le mie scarpe, modello John Lob, la calpestai col tacco.
Tra le tante storie che la mia mente poteva narrarmi al momento del mio addio, mi chiedevo perchè proprio quella.

Forse tutto ciò che ho fatto qui è banale.
Forse ogni singolo istante trascorso su quest'isola non ha avuto alcun significato.

Il mio pensare forsennato fu interrotto da un acuto della mia voce.
Noioso! Un dolce ricordo, però, ci sarebbe stato: quel corpo freddo sul tavolo da lavoro che poc'anzi avevo lasciato, chiudendo il capitolo del mio passato.
Intanto i passi cominciavano ad allontanarsi dal vecchio pezzo di legno. Alle mie spalle l'inizio dell'era della pirateria e dinanzi a me: il futuro in cui mi sarei fatto strada, vedendo sangue grondare e il mio potere costruito sulla sofferenza altrui.
Ultima modifica di Lord il 17/10/2014, 13:23, modificato 2 volte in totale.
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Il sangue è l'unica risposta.
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Re: Patibolo

Messaggio #2 della Pagina da CrazyApple » 29/10/2014, 19:44

FLASHBACK

Un lampo squarciò il cielo illuminando per un istante la piccola barca in balia della tempesta. Un'onda si infranse sul fianco dell'imbarcazione minacciando di capovolgerla. Avvinghiato al timone Edward cercava di mantenere il controllo della situazione. La pioggia scrosciante era una coperta fredda che avvolgeva ogni cosa. I vestiti fradici e appesantiti dall'acqua si attaccavano al corpo rendendo difficili i movimenti. Un altro lampo interruppe qualsiasi pensiero passasse per la testa al pirata: un'ombra in lontananza aveva attirato la sua attenzione. Un'isola. La sua salvezza. Quando aveva lasciato casa sua non aveva certo pensato che avrebbe potuto finire tutto ancora prima di iniziare. Tutto per colpa di una maledetta tempesta che lo aveva colto di sorpresa. Ma adesso aveva una speranza di salvarsi. Doveva raggiungere quell'isola; e in fretta anche. La barca iniziava ad imbarcare acqua e non ci avrebbe messo tanto a colare a picco.

Col cavolo che muoio qui! Non ho ancora raggiunto la conoscenza completa del corpo umano e poi merito una morte migliore di questa!

Opponendosi alla forza del mare con tutte le sue energie impostò la rotta in direzione di quell'ombra di salvezza; pregando di non affondare prima.
Il cuore batteva all'impazzata. Il respiro era affannato. Ormai era allo stremo delle forze. Le braccia tremavano per lo sforzo di mantenere il timone sulla giusta rotta.
Finalmente però tutti i suoi sforzi furono ricompensati. Qualche metro e sarebbe arrivato. Un sorriso affiorò sulle sue labbra.

Ce l'ho fatta. Ho vinto io!

In un istante la vista gli si oscurò. Prosciugato di tutte le sue energie Edward svenne.
La barca arrivò a destinazione. A bordo un solo ragazzo con il dito medio rivolto al cielo e un sorriso beffardo sul volto.


Mi svegliai di soprassalto. La maglia bagnata e una bottiglia di rum al mio fianco. La presi e feci per versarne il contenuto in bocca. Niente di niente. Vuota. Avevo appena avuto un incubo. O meglio un flashback. il mio arrivo a Rouge Town era stato piuttosto animato. Avevo passato tutta la giornata successiva al mio arrivo passando da un bar all'altro finchè non sono crollato. Mi alzai e mi sgranchii un po la schiena e le gambe. Avevo dormito in una posizione improponibile. Guardandomi intorno mi accorsi di essere arrivato nella zona del patibolo. La struttura in legno si ergeva di fronte a me.

Ma come sono finito qui?!

Mi guardai un po attorno per riorganizzare i pensieri e dare un senso a tutto quello che avevo in testa; l'unica cosa di cui ero certo era il forte mal di testa che mi faceva scoppiare il cervello.

Non mi ricordo proprio come ho fatto ad arrivare qui. Bè poco male, tanto avevo già in programma di venirci.

Questo era il posto ideale per iniziare la mia nuova vita. E per porre fine a quella vecchia.

Però c'era una cosa più urgente da fare. LE MIE RICERCHE!

Devo trovare assolutamente qualche nuovo paziente da operare! Sento la mancanza di quella bellissima sensazione. Il bisturi che incide la carne tagliandola come fosse burro e tutte le preziose informazioni che si possono ricavare da quei corpi. AHHHH impazzirò se non trovo qualcuno al più presto! Però devo mantenere la calma. Da solo non andrò da nessuna parte. Mi servono dei compagni. E anche un'arma.

Prima di andarmene mi voltai a guardare un'ultima volta il patibolo. Sorrisi e alzai gli occhi al cielo.

La pena di morte. Sicuramente chi sceglie di diventare un pirata non deve essere un vigliacco con una pena dura come questa. Chissà quante cavie interessanti posso trovare tra i pirati.

Sorridendo me ne andai lungo la strada che mi avrebbe condotto al mio futuro. Vita o morte. Sembrava interessante.
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