Anche il viaggio più lungo inizia con un piccolo passo.Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro...
Intonavo quei versi mentre il sole era alto nel cielo e i gabbiani danzavano in cerchio tra le soffici nuvole bianche.Prima di partire, dissezionare il mondo ed il suo sapere, dovevo recarmi lì. Tutto ha inevitabilmente una fine ma, per mia fortuna,anche un inizio. Lì, in quella città mistica, dove ogni uomo aveva ammirato quel sorriso che aveva spavaldamente regnato su ogni dove con la sua inesplicabile forza e una fulgida determinazione.
Ondeggiavo ai piedi del patibolo, osservando il legno logorato dal tempo e le intemperie ed immaginando quell'istante in cui, con una semplice ma non banale proclamazione, tutto aveva avuto inizio.
La mano destra riposava nella tasca dei pantaloni con la coda della giacca rialzata dall'avambraccio. La sinistra invece, annoiata, cercava nel taschino del gilet: una sigaretta.
Il fumo caldo entrava nei polmoni per poi risalire la china, su per la mia trachea, e fuoriuscire dalle mie narici.
Quando ho cominciato?!...Un ricordo pescato a caso nel mio lobo temporale cominciava a delinearsi dinanzi ai miei occhi, offuscando l'immagine del capestro che mi sovrastava.
LA MIA PRIMA SIGARETTA Il mio sedicesimo compleanno. Non c'erano addobbi ne leccornie che sguazzavano in casa. Ricordo ancora quelle parole, quello che disse la donna dalle scarpe rosse.
-...è giunto il momento che tu smetta di essere il mio assistente, Jim. -
Il modo in cui pronunciava il mio nome era irritante e fin troppo malizioso.
Ora che ci penso se non fosse stato per quel giorno, non sarei mai diventato ciò che sono.
La brodaglia che lei chiamava colazione era ancora dinanzi a me, intatta.
Osservavo i suoi occhi fissarmi l'anima e mi chiedevo cosa volesse intendere con quella frase.
- Oggi ti occuperai tu del caso D.699 -
A quei tempi non tolleravo che chiamasse così quei poveri disgraziati che facevano da cavia ai suoi esperimenti. Non sapevo a chi si riferisse anche se un tumulto mi tormentava.
Scendemmo le scale che portavano allo scantinato che faceva da laboratorio. Quel bianco candido, di sette anni prima, si era trasformato in un pallido ocra.
Quando vidi quei capelli rossi dimenarsi giù dal tavolo d'acciaio, l'ansia divenne certezza. Il soggetto era Sarah: unico mio conforto in quegli anni. Unico essere umano per cui provassi un sentimento.
- Non posso. -
La mano rachitica della donna divenne un tonfo sul tavolo.
- Se non lo fai tu, lo farò io.
Conoscevo il suo sadico modus operandi e non potevo permetterlo.
- Ad una condizione, Mel. -
Non osavo mai pronunciare il suo nome. Il suo sguardo severo mi osservava dall'alto.
- Ricordati che ho deciso di farti mio assistente per la tua intelligenza ma posso sempre cambiare idea. -
La mia risposta fu ridicola, oserei dire assurda.
- ...è il mio compleanno. -
- e sia. -
- Voglio che venga anestetizzata. -
L'operazione consisteva nell'asportare il cuore. Ovvero sarebbe stata la mia prima volta: omicidio.
Tre ore e qualche minuto dopo, lei giaceva su quel tavolo da lavoro ed io ero immobile a fissare la cavità nel suo petto.
- Sei stato bravissimo. -
Le sensazioni che provavo in quel momento erano contrastanti: felicità e tristezza. Adoravo di esser stato bravo ma detestavo di aver ucciso lei.
- Beh, ora vado. -
Rimasi lì ancora per qualche minuto poi una sensazione orribile mi assalì. Fu allora che vidi quel pacchetto di sigarette.
Fu allora che divenni un fumatore, anzi, fu allora che divenni il sadico chirurgo che sono oggi.
Inevitabilmente, i quattro minuti per terminare il vizio furono ancor più rapidi con il mio vagar nel passato. Lasciai la cicca, cadere al suolo e con le mie scarpe, modello John Lob, la calpestai col tacco.
Tra le tante storie che la mia mente poteva narrarmi al momento del mio addio, mi chiedevo perchè proprio quella.
Forse tutto ciò che ho fatto qui è banale.Forse ogni singolo istante trascorso su quest'isola non ha avuto alcun significato.Il mio pensare forsennato fu interrotto da un acuto della mia voce.
Noioso! Un dolce ricordo, però, ci sarebbe stato: quel corpo freddo sul tavolo da lavoro che poc'anzi avevo lasciato, chiudendo il capitolo del mio passato.
Intanto i passi cominciavano ad allontanarsi dal vecchio pezzo di legno. Alle mie spalle l'inizio dell'era della pirateria e dinanzi a me: il futuro in cui mi sarei fatto strada, vedendo sangue grondare e il mio potere costruito sulla sofferenza altrui.