Messaggio #14 della Pagina da Veglia » 06/10/2014, 15:53
Andrew B. Feimus, la nuova vita stava per cominciare.
Questa frase era il preludio di una rivoluzione, la si è sentita spesso quando per esempio si ha un nuovo impiego, quando ci si sposa, quando si cambia sesso e alcuni anche quando cambiano frigo.
La vita lo aveva portato a rispondere all’appello della divisa.
Marina, l’organizzazione mondiale che si è prefigurata il compito di debellare la minaccia pirata.
Come era arrivato a quella scelta?
Nelle puntate precedenti avevamo lasciato il nostro eroe abbandonato a sé stesso.
La Reverse era diventata quasi un sogno, ma l’ambizione di Feimus lo portò a fronteggiare una pattuglia del governo che possedeva un sottomarino, voleva dimostrare a sé stesso che se desiderava qualcosa lo poteva ottenere.
Non desiderava raggiungere la Rotta Maggiore in seguito ad una fuga con la coda tra le gambe, voleva meritarsela, ma i suoi compagni non erano dello stesso parere.
Andrew aveva studiato tutto il piano nei minimi dettagli, grazie al fato era riuscito persino nel suo intento, ma le crepe erano troppo profonde per essere stuccate.
Prima Aidan, poi tutti gli altri iniziarono ad ammutinare, con la sua diplomazia Andrew riuscì comunque a mantenere salda la carretta e i risultati furono più che vantaggiosi.
Un sottomarino, che poi si rivelò essere abbastanza inutile, ma questo non era previsto, nessun piano è perfetto in fondo.
Il pesciolone iniziava ad annoiarsi, aveva passato gli ultimi mesi segregato in quella scatoletta di metallo, giusto per la paura che qualcuno la potesse rubare o che venissero quelli del fisco per chiedergli se voleva farla diventare la sua prima casa.
Ormai non usciva più, se non per andare a pescare, amava molto rimanere nella sua grotta a custodire il suo tessssoro.
Si cibava solo di alghe e pesce fresco e amava suonare all’interno del sottomarino, l’acustica non era delle migliori, ma gli sembrava di essere meno solo.
Dopo qualche mese, facendo lavoretti saltuari, visto che comunque la vendita della nave e quel furtarello a Briss lo avevano reso più che ricco, decise di trovar altro da fare.
Nei giorni di bel tempo, quando il cielo era terso, riusciva a vedere la Reverse Mountain.
Era contento di non averla scalata, non perché non ne fosse pronto, ma perché aveva appreso un paio di cose importanti: fidarsi del prossimo ciecamente non è una genialata e che le sbarre non si possono aprire a mani nude, anche se questo lo sapeva bene.
Aveva perso la ciurma, ma aveva acquisito maggior fiducia in sé stesso.
Era riuscito in fondo nel suo progetto iniziale, senza spargimento di sangue, poteva esserne più che fiero.
Poi si sa: all’inizio sembrano tutte una buona idea, ma col senno di poi, se qualcuno gli mettesse sul tavolo: un scatoletta gialla inutilizzabile, una ciurma forte per solcare i mari della Rotta Maggiore e un bel piatto di cozze, lui non avrebbe alcun dubbio.
Finalmente un giorno arrivò la svolta.
Mentre stava pescando, qualcosa attirò la sua attenzione, era una nave della marina.
Sulle prime chiuse il boccaporto e si mise al periscopio per osservare la situazione, poi afferrò.
La pirateria era stato un completo fallimento o almeno quel suo primo progetto faceva acqua da tutte le parti, doveva reinventarsi.
Aveva bisogno di studiare la situazione e rifarsi un nome, aveva una misera taglia da 10 milioni sul groppone, di per sé non era una minaccia.
Però dalla sua aveva… un sottomari… no, non aveva ben niente.
Se fosse entrato in marina poteva migliorare, magari raggiungere la Rotta Maggiore, in più avrebbe avuto una pensione, che al giorno d’oggi non è da sottovalutare.
Entrò in quella che era diventata la sua stanza, afferrò i suoi averi e si specchiò, era molto emaciato, aveva bisogno di allenamento, la vita sedentaria lo aveva sciupato.
Se si fosse dato all’avventura come pirata, con le sue sole forze non ce l’avrebbe mai fatta.
Non aveva nulla contro la marina, quindi perché non chiedere “asilo” e nel mentre farsi un po’ le ossa?
Non aveva alcun problema nemmeno a seguire ordini, quello che però voleva era prendersi qualche soddisfazione.
Fatti i bagagli e salutato il suo nuovo animaletto che lasciò a cuccia per custodire il suo tessoro, il temibile Paky il paguro, si avviò verso il porto.
Aveva intenzione di costituirsi, non so con quale capo d’accusa ma meglio farlo.
Si avvicinò al primo marinaio che trovò e gli consegnò il foglio sul quale era indicato il suo nome e la sua misera taglia.
Il marinaio sembrava molto scocciato di quella misera taglia, Andrew cercò di giustificarsi, dicendo che non aveva avuto molto tempo per far casino, ma poi si rese conto che non era molto furba come cosa.
Nel giro di un paio d’ore erano giunti all’accademia, gli era stata consegnata una divisa e senza farlo apposta aveva già un compito, in fondo lui era una recluta e a zonzo, anche se in calzini solamente.
E sembrava per di più un compito anche molto semplice, recarsi all’ufficio 5.
Questa è la stupenda storia di come un Pirata, quasi temerario, che diventò un gabbiano o un pellicano dimagrito, non riusciva mai a distinguere i due, fatto sta che era diventato un marine a tutti gli effetti, anche se comunque il suo spirito d’avventura non si era sopito per niente.
La marina era come la pirateria, ti permette, se giustificato, a poter fare ciò che si desidera e non con meno divertimento di un semplice pirata.
#Entrata ufficio 5#
Andrew bussò un paio di volte alla porta, con un colpo di tosse si annunciò.
Gli avevano dato una divisa troppo piccola per la sua taglia, l’unica cosa che gli stava comoda era il berretto e i calzini, tutto il resto lo aveva messo sotto braccio e se l’era portato dietro.
Come primo giorno non era dei migliori, girava per l’accademia in calzini e mutandoni alla ricerca dell’ufficio 5, non si sa perché, ma sperava che fosse anche l’ufficio reclami.
All’interno vi era già qualcuno, doveva essere anche lui una recluta, avevano gli stessi abiti, purtroppo.
Senza curarsi degli altri si avvicinò alla scrivania.
“Ehm signore… ser, è questo l’ufficio reclami? Sono la recluta Feimus, ho un piccolo problema non trascurabile. Mi hanno rifilato degli abiti da acciuga, ma nel modulo mi sembrava di aver compilato correttamente il riquadro Razza, può aiutarmi signore?”
Gli posò sul tavolo bandito a scrivania d’ufficio, con fogli, mappe e tutto ciò che ne concerne, la sua divisa.
La sua era la presunzione che chiunque lo avesse convocato doveva prima di tutto occuparsi del suo guardaroba.
Poi si girò verso gli altri e con un cenno salutò tutti, una grattata al sedere e poi si mise sull’attenti, aveva sempre desiderato farlo e si era ripromesso di farlo prima di entrare, ma se ne era subito dimenticato.
Doveva ancora abituarsi ad usi e soprattutto ai costumi da acciuga che gli avevano propinato, ma era uno che si acclimata molto facilmente, in qualsiasi acqua si trovi, chissà se anche gli altri potevano dire lo stesso.