I due feriti erano malconci ma non gravi. L'infermiera osservò il gruppo, dietro le lenti degli spessi occhiali rotondi. Aveva capelli tagliati a caschetto, di color castano chiaro, un fisico slanciato e due gambe messe ben in risalto dalla bianca gonna (troppo corta) della divisa. Si tirò nuovamente su gli occhiali, scivolati sul naso e fermatisi sulla punta.
???: "Fatemi indovinare: è stato Clarke a ridurli così?" - non attese la risposta -
"Maledizione. Crede che sia tutto facile! Lui vi rompe tutte le ossa che vuole e noi dobbiamo rimettervi in sesto!" - sbatté violentemente le mani sulla scrivania, dove il giornale era stato appoggiato -
"Fatemi dare un'occhiata. Qualcuno chiami il dottore, grazie."Tono autoritario. Fortunatamente per le reclute la stanza del dottore era adiacente a quella e, grazie alla porta socchiusa, l'uomo uscì riassestandosi il camice e lo stetoscopio. Tutta la procedura durò circa mezz'ora. Il medico stabilizzò le due reclute, somministrando loro degli antidolorifici e lasciandogli una prescrizione da seguire.
Il gruppo di reclute fu invitato ad attendere che i compagni riprendessero conoscenza. Quando finalmente ciò avvenne, il gruppo fu invitato a lasciare l'infermeria. La provocazione del robot non fu colta dalla bella donna, che si congedò da loro facendogli scoppiare un altro pallone rosa in faccia.
Potevano finalmente tornare all'addestramento, anche Clarke li stava raggiungendo. Sembrava piuttosto trafelato. Il viso tirato, l'espressione preoccupata e il passo molto svelto. Quando finalmente li raggiunse non perse tempo in chiacchiere, ma ordinò di seguirlo immediatamente. Avrebbe spiegato loro cosa stava succedendo per strada.
Si diressero verso le scale. Ma non scale normali, quelle erano le scale per...